Mieli ad Asti per Passepartout

Mieli ad Asti per Passepartout

Ieri sera, 12 giugno 2012, lectio magistralis del giornalista e storico Paolo Mieli sula tema” Stampa e Libertà”. Introdotto dal direttore scientifico Alberto Sinigaglia “l’applauso con cui avete accolto comprendo che non avete bisogno che vi presenti Paolo Mieli” Inizia da distante la lezione di Paolo Mieli mantenendo un taglio decisamente storico: dal ‘600 prima ad Anversa poi in tutta Europa,ma già in quelli che in primo tempo sono dei resoconti ufficiali si esercita un potere sulla notizia Si vede maggiore libertà in Inghilterra piuttosto che nell’area cattolica meno libertà lotte tra cardinali. Cita Voltaire per il Trattato di tolleranza di tale successo da far riaprire un caso penale e la Rivoluzione francese con l’aggressività nei toni nel giornale di Marat, ma la cosa negativa che si comincia a raccogliere diceria quasi decisamente false Lo storico continua citando casi di storia: nella guerra di Crimea quando i 600 di Balaclava persero la vita. Un piccolo giornale inglese viene in possesso dei ridicolo carteggio tra i due generali inglesi che avevano motivato tale strage. Dopo due giorni il Times lo ripubblica e la verità viene a galla “Fanno una cosa in punta di verità come Voltaire e la vincono!” Per l’oratore di ieri sera al festival di Asti da lì parte la storia della superiorità della stampa anglosassone: “Riuscire a svelare la verità missione nella vita, nessuno dei giornalisti dell’epoca mira a diventare un politico…ma diventa garante della libertà, il giornalismo è quasi “sacerdotale”” Si passa all’America dal1870 al 1915 e al suo sviluppo economico che, secondo Mieli, ha molto ha che fare con la libertà di stampa” non fare sconti di ordine fattuale, è vanto di prendere in castagna la propria parte politica” Esemplari, imparziali i giornalisti americani in confronto a quelli del nostro paese Si sofferma anche sull’Italia quando nella seconda metà 800 nascono Il secolo La stampa Il corriere il cui direttore Albertini andò nella a redazione del Times e copiò in modo maniacale persino le poltrone Ma il giornalismo italiano di Albertini ha anche caratteri negativi che non ci siamo più tolti e Mieli cita la campagna contro Giovanni Giolitti presidente del consiglio trattato come un delinquente” ministro di malavita” coniato per lui da Gaetano Salvemini Ancora alle fine ‘800 storico e famoso esempio di libertà di stampa con Emile Zolà con l’editoriale J’accuse per Mieli è la parte migliore del giornalismo europeo ma il vessillo continua ad essere anglosassone, destinato a rimanere tale anche perché tutta l’Europa conosce la dittatura, ma non l’Inghilterra e gli USA. Episodio destinato a fare la Storia del giornalismo contro Nixon Con caso Watergate: due ragazzi, e non due “firme” del giornalismo aiutati da “gola profonda” per le notizie che non prendono passivamente ma si impongono una deontologica legge tripla di conferma fattuale: battaglia dove nuovamente vince la verità nel 1974 Belle le domande dei giornalisti astigiani presenti di cui molti parteciperanno al forum di oggi alle 18 organizzato da PRIMA RADIO sugli aspetti della professione. Alla domanda finale posta dal direttore scientifico Alberto Sinigaglia sul futuro dell’Italia così risponde “ Nella sua storia nei momenti di difficoltà l’Italia tira fuori un’energia un senso di comunità, di solidarietà che non ha pari al mondo. Pensiamo a dopo la seconda guerra mondiale nel giro di quindici anni siamo diventati la quinta potenza nel mondo Inspiegabilmente il nostro Paese ancora adesso sta tenendo.Resiste Voi, noi dobbiamo abituarci a pensare così quando le cose vanno bene dietro l’angolo c’è puzza di baratro quando le cose come adesso vanno male c’è sempre una potenza positiva ( vedi il made in Italy in moda, cinema…) “Quando si arriva al fondo del baratro e ci arriviamo purtroppo, ci arriveremo tutti insieme, ci arriverà tutta Europa gli altri ci rimangono, noi saremo i primi a rialzarci, fidatevi”

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