Philippe Daverio a Passepartout

Philippe Daverio a Passepartout

Una folla ieri per l’appuntamento serale con Philippe Daverio ad Asti al Palazzo del Collegio per il festival Passepartout. Gente seduta anche per terra, nei portici che si aprono sul cortile, praticamente c’è una seconda architettura fatta di persone che ridefinisce lo spazio. Tantissime persone:tutti qui per ascoltare una lezione d’arte. Il titolo dell’incontro è tratto da un emblematico quadro di De Chirico: Le muse inquietanti, cui è stato apposto uno stimolante punto interrogativo. Il nostro, con quella leggerezza che caratterizza la vera profondità di cui è capace come pochi altri, non toccherà neppure l’argomento. Si scusa, ma non ha avuto il tempo per mangiare e consumerà la cena davanti agli astigiani che lo ascoltano in un sacro silenzio, commensale in un desco dove siede a capotavola con i fan di una città che lo circondano. Dall’altro capo dell’ipotetico tavolo: la donna nel percorso di un secolo nell’arte, la sua materia. L’atmosfera è quella giusta, proprio da festival: la convivialità. La rassegna durerà fino al 19 giugno con incontri pomeridiani e serali ad ingresso libero è dedicata 1911-2011: il secolo della donna Dall’esclusione alle pari opportunità. Si fregia del patrocinio del Ministero per le Pari Opportunità Si è sente a casa Philippe Daverio.:è la terza volta di seguito che viene ad Asti nel festival che porta lo stesso nome della sua trasmissione di grande successo in onda da anni sulla RAI: Passepartout. Incanta come al solito Daverio, coltissimo, magnetico, grande comunicatore, affascinante nella dizione con la sua erre arrotata in un ricordo di Francia che in qualche modo misterioso l’ha nobilitato per sempre per noi che lo ascoltiamo, esterofili nostro malgrado. Parte con la considerazione delle scenografie presenti alle sue spalle sul palcoscenico e e dei personaggi che rappresentano: Tamara de Lepitcka, le mondine, le barbie Un breve accenno a due pittrici Gentiloni e Beccaria per poi soffermarsi su figure per lui fondamentali nell’approccio intellettuale dell’arte. parte dal presupposto che l’Italia, da quando si è unita sotto la monarchia, è diventata bigotta e chiusa, non sicuramente come le artiste che avevano animato fino ad allora l’Italia. Afferma che nell’ultimo secolo la donna ha superato l’approccio dell’arte tramite il solo pittorico, il suo rapporto più vero rispetto all’uomo con la materia l’ha portata ad una fisicità espressiva diversa. “La donna è capace di tessere manufatti con pezzi di vita” questa è la frase che sarà più volte ripetuta durante l’incontro. Rispondendo alle domande del pubblico arriva a porsi criticamente nei confronti del padiglione Italia nella attuale biennale di Venezia, realtà affidata al collega Vittorio Sgarbi e a considerare la fotografia fatta da donne come fortemente interessante, più di quella realizzata dagli uomini, per quanto questo mezzo espressivo sia nato come scientifico, quindi, secondo gli usi passati, dedicato ai maschi. Il ruolo del mercante d’arte? Da ridimensionare nell’immaginario collettivo, se è possibile, si compra ciò che piace, non ciò che è quotato, i nuovi mecenati sono le fondazioni bancarie

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