Un segno lassù – Piloni votivi e dipinti murali in Alta Valle Po

Un segno lassù – Piloni votivi e dipinti murali in Alta Valle Po

Il volume Gianni Aimar, Un segno lassù: Piloni votivi e dipinti murali in Alta Valle Po, Edizione I Libri del Corriere 2005, Euro 25. L’Autore Gianni Aimar ha pubblicato diversi libri sul Monviso e l’Alta Valle Po. E’ giornalista pubblicista e collabora con numerosi periodici su temi inerenti la riscoperta dei valori espressi dalla gente di montagna. Conduce le rubriche “Leggende vicine” sul quotidiano La Stampa e “Gente di Monviso” sul Corriere di Saluzzo. E’ Accademico del GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna). Ha vinto il Premio Professione Montagna 2003. I contenuti Il censimento delle testimonianze di religiosità popolare “on the road” realizzato in Alta Valle Po da Gianni Aimar ha permesso di rilevare 265 affreschi/dipinti murali e piloni votivi tra cui alcune preziose opere riconducibili al XV-XVI secolo. L’autore ha accentrato l’attenzione sui numerosi pittori itineranti che hanno “firmato” l’evolversi della religiosità popolare in Alta Valle Po dal Settecento sino al dopoguerra. Sono centinaia i soggetti che, ancora oggi, si fanno ammirare sui muri delle antiche case o sui sentieri che uniscono le borgate più sperdute. Seppur facciano parte di un patrimonio architettonico e figurativo emotivamente importante, questi “beni minori” sono a rischio di scomparsa e non hanno ancora potuto beneficiare di specifici strumenti di tutela. Sono però entrati a far parte della storia quotidiana della gente e sono divenuti autentici segni di riferimento, luoghi dove l’occhio e il cervello hanno ormai memorizzato un punto d’incontro che va oltre il significato artistico per assumere importanze intime e personali. Conoscerli e riscoprirli può essere utile a non dimenticarli, risvegliare un interesse sulla loro origine e sul significato profondo di antiche devozioni può aiutare a conservarli, prima che il tempo e l’indifferenza li facciano silenziosamente sparire. Le motivazioni dell’opera coinvolgono l’astigiano e l’intero Piemonte L’analisi dei soggetti di religiosità popolare presenti ha stimolato la riscoperta di antiche tradizioni popolari, la rilettura dei luoghi e dei toponimi ha reso indispensabile la sovrapposizione di testimonianze diverse, ha richiesto la ricerca di documentazioni iconografiche utili a produrre “quadri d’insieme” legati all’ambiente complessivo e alla storia locale. Se è pur vero che superficialità ed indifferenza hanno talvolta contribuito a rimuovere i segni di un passato artistico, religioso e culturale ricco di significati è altrettanto vero che le borgate e le contrade dell’intero territorio regionale piemontese offrono tuttora un “campionario infinito” di affreschi e piloni votivi che vanno ben al di là del concetto di “fede” da cui sono stati generati. Sono divenuti, a tutti gli effetti, patrimonio dell’intera comunità che ha espresso, anche attraverso questi segni, presenza e storia. Per cogliere questi significati è sufficiente fermarsi e guardare quello che c’è o rimane. Queste opere “minori” hanno indubbiamente contribuito a modellare l’aspetto estetico dei villaggi dove, nei secoli scorsi, sono passati i pittori itineranti. I dipinti, infatti, si integrano perfettamente nell’architettura rustica delle borgate alpine perché provengono dalla stessa matrice contadina e, nella loro semplicità, mitigano l’austerità delle costruzioni grazie alle vivaci macchie di colore che si evidenziano sui toni grigi dei muri a secco costruiti con pietre di montagna. Le opere tuttora esistenti sono centinaia. Quelle che non esistono più, sono state ricordate per garantire loro un piccolo spazio nella memoria collettiva, come anelli di congiunzione di una storia modesta che sarà pure passata ma non è ancora remota. Il quadro complessivo conferma come gli affreschi murali e i piloni votivi siano segni che scolpiscono nel tempo le piccole speranze degli uomini comuni. Proprio quelle che, ancora oggi, permettono talvolta di guardare avanti e di pensare che qualcosa, tra le cose che abbiamo sfiorato, è rimasto lì ad aspettare il nostro ritorno e ad accompagnare lo scorrere veloce dei nostri giorni. Se davvero c’è un tempo per ogni cosa, oggi è giunto il tempo per una cultura più profonda che guarda al mantenimento e al recupero di queste opere. Questo libro vuole portare un contributo, modesto ma concreto, a questa nuova sensibilità.

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