VOCI DI POPOLI RIBELLI

VOCI DI POPOLI RIBELLI

LA BIBLIOTECA ASTENSE con il Patrocinio dell’Ambasciata d’Ungheria e dell’Accademia d’Ungheria in Roma PRESENTA “VOCI DI POPOLI RIBELLI” aspettando Passepartout

Dal 24 al 27 maggio 2007 avrà luogo ad Asti «Passepartout: viaggi straordinari nelle parole scritte», il festival di letteratura organizzato dalla Biblioteca Astense che, come consuetudine, anche quest’anno avrà un tema, un filo conduttore: l’icona degli incontri con gli scrittori, dei convegni, degli spettacoli e delle mostre sarà Zorro, la figura romantica dell’avventuriero che ha il coraggio di lottare contro l’ingiustizia, l’eroe, straordinario e quotidiano, che si ribella ai soprusi e lotta per la libertà. In consonanza con questi temi e in preparazione dell’evento letterario di maggio la Biblioteca organizzerà ad Asti giovedì 15 marzo, inizio ore 20.45, presso il salone di Palazzo Ottolenghi la tavola rotonda “Rivoluzioni e libertà: Italia e Ungheria nel 1848 e nel 1956”. Interverranno: il Brig. Generale Piero la Porta, Capo di Stato Maggiore del Centro Alti Studi Difesa il giornalista Giorgio Cirillo, autore del volume fotografico Budapest 1956-2006; il giornalista Vittorio Mangili, che realizzò le uniche riprese filmate della rivoluzione Gèza Mihàlyi, ex detenuto politico in Ungheria che prese parte giovanissimo all’insurrezione del 1956 il professor Làszlò Pete dell’Università di Debrecen; Modererà il giornalista Carlo Cerrato Una data prescelta non casualmente: festa nazionale d’ Ungheria, segna l’anniversario della rivolta antiasburgica del 1848, cui diede inizio Sándor Petöfi, il piú famoso poeta del Risorgimento ungherese, recitando dai gradini del museo di Budapest versi inneggianti alla libertà: Libertà, amore! Voglio queste due cose. Per l’amore sacrifico la vita, per la libertà sacrifico il mio amore. Il ricordo, però, farà cadere l’attenzione anche su un’altra rivoluzione, più vicina nel tempo ma molto più drammatica, che fa degli Ungheresi il popolo ribelle e martire per eccellenza: la rivolta antisovietica del 1956, scoppiata il 23 ottobre e soffocata nel sangue nel breve volgere di pochi giorni. Un rapporto di antica data, che ha visto negli anni Italiani e Ungheresi combattere gli uni al fianco degli altri sin dalle guerre d’indipendenza ottocentesche, ma che si rinnovò nell’ottobre del 1956 quando furono molte e spontanee le manifestazioni di simpatia e gli aiuti fattivi offerti dagli Italiani agli insorti Ungheresi soprattutto all’indomani della violenta soppressione sovietica, che soffocò la rivoluzione con l’impiego di carri armati. In quell’occasione migliaia di profughi magiari trovarono in Italia asilo ed aiuto grazie anche all’attenzione del governo italiano e alla Presidenza del Consiglio, che autorizzò successivamente la Croce Rossa a coordinare in tutto il Paese la raccolta di aiuti a favore dell’Ungheria e ad allestire centri di accoglienza per i rifugiati. I 16 centri di ospitalità allestiti in tutta Italia assicurarono a quasi 5000 rifugiati vitto, alloggio ed assistenza sanitaria fino a quando molti di essi non partirono per altri paesi. Di questo incrocio di volontà e di destini discuteranno il prossimo 15 marzo ad Asti ospiti di prestigio come il Brigadier Generale Piero la Porta, Capo di Stato Maggiore del Centro Alti Studi Difesa, con un’intervento sui militari italiani e la rivoluzione ungherese nel 1956; il giornalista Giorgio Cirillo, autore del volume fotografico Budapest 1956-2006, che affronterà il tema delle reazioni italiane ai ‘fatti d’Ungheria’; il professor Làszlò Pete dell’Università di Debrecen, che interverrà sulle rivoluzioni parallele in Italia e Ungheria nel 1848/49, e Gèza Mihàlyi, ex detenuto politico in Ungheria che prese parte giovanissimo all’insurrezione del 1956 e che ha permesso con la sua collaborazione la realizzazione dell’iniziativa. Particolarmente significativa la partecipazione alla serata di Vittorio Mangili, il giornalista che nell’autunno del 1956 registrò a Budapest le cronache delle barricate. Mangili commenterà la proiezione del breve filmato che realizzò allora, documento straordinario, unica testimonianza in immagini della rivoluzione, il cui originale è oggi conservato all’ONU Così Montanelli, anch’egli a Budapest in quei giorni di ottobre, descrive Mangili nelle sue corrispondenze sul Corriere della Sera: “Una preziosa fonte di informazioni fu un matto che si annidava fra noi in veste di inviato speciale della Radio e Televisione: Vittorio Mangili, di Milano. Va citato al merito del nostro giornalismo. Usciva ogni mattina al seguito di un certo Lajos che veniva fedelmente a prenderlo, armato di una macchina da presa che sembrava un compromesso fra una bomba a orologeria e un cannoncino portatile, e che avrebbe giustificato una fucilazione sul posto. E tornava la sera, carico di pellicole, di vettovaglie e di notizie. Ne ha combinate di tutti i colori. Ha fatto perfino il portaordini dei patrioti, a bordo di una delle loro automobili di collegamento, il servente ad un pezzo anticarro postato in un groviglio di binari divelti dalla stazione Keleti, il testimone nell’interrogatorio di un maggiore russo prigioniero”.

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